orchestra teatro olimpico
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23/07/10
Josè Carreras in concerto con OTO
Dopo 12 anni, il Maestro torna a Vicenza, in occasione della partita a scacchi di Marostica.

martedì 14 settembre, Piazza degli Scacchi, Marostica
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05/07/10
Viva Verdi!
Sesta edizione del grande concerto lirico in Piazza dei Signori a Vicenza.
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spacer 09/05/10 | Galliano è poesia, la OTO superba. E la notte è magica
spacer di Eva Purelli
Il Giornale di Vicenza, 9 maggio 2010

Vicenza Jazz anno 15 apre, Il Suono dell'Olimpico, anno 20, chiude. Il tutto in una serata incandescente nel più antico teatro al coperto del mondo. Era al completo il Teatro Olimpico venerdì sera per questa doppia celebrazione.
Riccardo Brazzale, il creatore del festival, uno che il sound di questa 'libera' musica l'ha proprio nel sangue, con semplici e brevi parole ha spiegato il senso di questo appuntamento, ormai sempre più radicato nella città, ispirato quest'anno ad un filone dell'ispirazione europea d'oltralpe. Con un occhio ai nostri cugini ... a Vicenza per una settimana si farà musica jazz sempre e ovunque. Dai luoghi più insoliti e suggestivi, a quelli anche commerciali, ai deputati per eccellenza. Come nel meraviglioso scenario di Andrea Palladio che sentì le note free nel 1964, con il Modern Jazz Quartett. E poi, ecco il Signor Brazzale, che nel 1994 fece ritornare il jazz tra la porta di Tebe e le austere figure degli Olimpici. Successo pieno, anche di pubblico, in un mix di classicità archetipica e di improvvisazioni più sfrenate, sia pur sottoposte a stilemi ben precisi.

La prima volta della fisarmonica all'Olimpico fu nel 1995 con un personaggio che ha contribuito a rilanciare a tutto campo questo strumento dalle innumerevoli capacità espressive e ad affrancarla dal ruolo minore e povero rispetto al genere colto: Richard Galliano.
Nel suo particolarissimo sound si mescolano e s'intersecano reminescenze swing, folclore, valses e musette da bistrot, tanghi argentini, improvvisazioni alla Keith Jarrett, la lezione nera di Parker e il cromatismo e le raffinatezze della musica francese del Novecento, legate a nomi quali Couperin, Debussy, Ravel. Contaminazione e sintesi per un risultato che affascina e piace ad un pubblico eterogeneo.
Ma anche conferma che se la musica ha idee ed è semplicemente bella, non ha limiti, anzi è come un profondo e variegato continuum, con citazioni, rimandi, amplificazioni.
Così, nel prologo, l'European Group del contrabbassista statunitense Chuck Israels ci riporta alla mente il trio di Bill Evans, con cui lo stesso Israels suonò dal 1961 al 1966, ma anche certe sonorità del Modern Jazz Quartett. Con le performances di Israels e i giri armonici dei suoi amici, il pianista Paolo Birro, Alex Hagen alla chitarra (amplificata), Alfred Kramer alla batteria, la Musica è di atmosfera, classicheggiante, quasi rilassata, filtrata da un sentire più europeo che afroamericano. I brani di Oscar Pettiford, Tadd Dameron, Horace Silver, Charlie Mingus hanno aperto una serata di gran coinvolgimento che si è poi infiammata con le sonorità mediterranee e latine di Richard Galliano ed Astor Piazzolla.
Il musicista italo-francese ritorna in territorio vicentino per la sesta volta e, all'Olimpico, replica a sedici anni di distanza. Sempre con l'Orchestra del Teatro Olimpico, con feeling e sentita complicità.
Pesca, Galliano, il meglio dal repertorio che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Prevale l'utilizzo del bandoneón, ma imbraccia anche in alternanza la fisarmonica con cui apre la serata sulle note originali di Melodicelli.
Giancarlo De Lorenzo guida la sua Oto e si crea subito un'intesa. Le note del Concerto per bandoneón e orchestra "Aconcagua" raccontano di un incontro fra culture lontane e mondi che si intersecano come le note sul pentagramma, le percussioni che richiamano i suoni della foresta, le melodie intrise di una malinconia infinita. Habanerando ( e si ritorna a Galliano) ricorda l'Habanera di Bizet (ecco, di nuovo, la Francia...) con il bandoneón, il pianoforte, l'adamantina arpa.

L'Oto è magnifica e Galliano è immerso in una dimensione di pura poesia, accesa sensualità, padronanza tecnica di sfolgorante scioltezza.
Piazzolla ritorna con Adiós Nonino e nei bis (dopo un brano, Odeon, del brasiliano Nazareth), richiesti da un flusso incessante di oltre 15 minuti di applausi: lo struggente La Valse a Margaux (magica l'intesa fra il primo violino Balboni e il francese) e Oblivion, due perle d'amore che parlano al cuore.
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