orchestra teatro olimpico
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23/07/10
Josè Carreras in concerto con OTO
Dopo 12 anni, il Maestro torna a Vicenza, in occasione della partita a scacchi di Marostica.

martedì 14 settembre, Piazza degli Scacchi, Marostica
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05/07/10
Viva Verdi!
Sesta edizione del grande concerto lirico in Piazza dei Signori a Vicenza.
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spacer 03/03/10 | Dal dialogo fra le arti la Serata Ravel - De Falla.
«Un classico di oggi»
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spacer Un coreografo francese incontra a New York un gallerista. Stesse origini , stessa lingua, l'idioma dell'arte, anche se con obiettivi diversi. Il gallerista gli mostra alcune opere, tra cui quelle di Manolo Valdes, scultore spagnolo, ispirate al grande Velasquez e al conosciutissimo dipinto "Las Meninas".
La fantasia del coreografo si accende. Inizia a tessere la trama di ciò che diventerà la "Serata Ravel - de Falla" che, proprio ieri , il coreografo, che è Thierry Malandain, con la sua compagnia ha portato in prima nazionale al Teatro Comunale.

Una scintilla quell'incontro, al quale si somma la riscoperta di una corrispondenza del musicista Ravel, che scriveva al suo editore di alcuni spartiti destinati a un balletto con soggetto il Ritratto dell'Infanta. Altra scintilla per Malandain, che annoda le sinuose convergenze, non solo contemporanee, tracciabili tra i due autori, Ravel e de Falla, la Spagna e il riflesso di essa nella partitura di un francese. E il movimento, classico ma eccezionalmente moderno e lontano dagli stereotipi che caratterizza il Malandain Ballet Biarritz e il Centro coreografico internazionale, oggi crocevia di esperienze europee legate alla cultura della danza e alla danza come cultura viva. Viva perchè libera nella sua attitudine alla contaminazione e alla sperimentazione nelle oltre sessanta coreografie divenute repertorio per molte compagnie internazionali, o nei lavori all'interno di opere liriche.
O ancora, nella formula di questo spettacolo al Comunale, in una produzione con l'Orchestra del Teatro Olimpico diretta per l'occasione da un'altra personalità di primo piano, il Maestro Nicholas Brochot, poliedrica guida di molteplici ensemble a diverse latitudini e interprete apprezzato di diverse epoche musicali, «tutte interessanti- come spiega - tutte da scoprire e la più vicina a me è sempre quella a cui sto lavorando».

«Un classico di oggi: così posso definire il mio lavoro» descrive se stesso e la sua compagnia Thierry Malandain. Classico, ma senza le «rigidità accademiche e quindi slegato dalle proporzioni fisiche e assai più attento alla misura del talento, perchè ai suoi ballerini chiede di saper danzare davvero, con testa, cuore e istinto. Lavorare dando il massimo e alla sua maniera, "nel modo antico" nel senso che sono io che do la direzione, sono io che do le indicazioni».
A partire dalla musica, dall'ispirazione che è racchiusa nelle note e che si lega alle immagini, all'arte, a una storia, a un legame. Il legame con Brochot ad esempio. «Ci siamo sentiti al telefono» racconta con disarmante semplicità lui, che , fra le tournee nei teatri del mondo, dirige dal 1998 il Balletto di Montecarlo, è direttore stabile dell'Orchestra da Camera di Lussemburgo e insegna direzione d'orchestra.

Dell'Orchestra del Teatro Olimpico, che avvicina per la prima volta, dice di apprezzare la preparazione e altrettanto il desiderio di far parte del progetto con grande entusiasmo e disponibilità. «E non è una cosa scontata - tiene a sottolineare - perchè si crea qualcosa di apprezzabile solo se c'è la disposizione delle persone, prima ancora che la contingenza di un lavoro». Thierry Malandain sorride, condivide. E l'effetto dell'orchestra nella "gola" sottostante il palcoscenico riscuote i consensi unanimi dei due. «Peccato che non si veda il nostro direttore d'orchestra - ammicca il coreografo - perchè anche la direzione è una forma di movimento".

Un "movimento" che deve trovare la sintonia di tempi e battute con le figure e i volteggi dei 17 ballerini della compagnia che danzano tra le sculture di Manolo Valdes . «Una costrizione per chi fa musica- sottolinea Brochot- ma una costrizione che , se acquisita, apre spazi inconsueti di libertà musicale».
Come libertà è ciò a cui approda il movimento classico di Malandain, che partiva da Kylian e Morris e si libra ora in una dimensione di atemporale stupore e leggerezza.
Quello che vede lo spettatore, ciò che resta, molto, al termine di un percorso creativo che, per Malandain come per Brochot, seduti insieme attorno a un tavolo in una pausa delle prove al Comunale, ha dato e dà frutti di freschezza contemporanea, ridando vita a ciò che è già stato detto, ma che viene riportato a nuova vita dal luccichio della creatività autentica. Una compagnia, un'orchestra, il dialogo fra le arti è forse proprio questa la chiave di una "classica" modernità.
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