orchestra teatro olimpico
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23/07/10
Josè Carreras in concerto con OTO
Dopo 12 anni, il Maestro torna a Vicenza, in occasione della partita a scacchi di Marostica.

martedì 14 settembre, Piazza degli Scacchi, Marostica
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05/07/10
Viva Verdi!
Sesta edizione del grande concerto lirico in Piazza dei Signori a Vicenza.
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Archivio news
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spacer 15/02/10 | Quaranta e la Oto. L'oboe come inno all'ultimo Strauss
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spacer Il soldato semplice John de Lancy, esercito degli Stati Uniti, nella vita civile era primo oboe solista della magnifica orchestra sinfonica di Philadelphia. Nella tarda primavera del 1945, mentre il nazismo crollava e la Germania bruciava, il suo reparto era di stanza a Garmisch, in Baviera.
Lì viveva l'ultimo grande vecchio della musica tedesca, Richard Strauss, che solo in virtù della sua fama (e grazie a qualche ufficiale acculturato e musicofilo) non si era visto sequestrare la villa in cui abitava con tutta la famiglia, ma nel giro di pochi mesi sarebbe stato costretto comunque all'esilio svizzero, perché sottoposto a "denazificazione".
Prima della partenza, il "private" de Lancy insistette perché il musicista scrivesse un Concerto per oboe e fu accontentato. La composizione iniziata a Garmisch fu completata in Svizzera; la prima esecuzione si ebbe a Zurigo all'inizio del 1946, ma non fu il soldato americano il primo solista.
Anche il Concerto, dunque, appartiene al piccolo gruppo delle composizioni ultime di Strauss, quelle in cui più emozionante e tragico è il contrasto fra la coscienza della catastrofe, della fine di una civiltà (in cui il nazismo, giunto solo 12 anni prima, era stato - scrisse - "il dominio della bestialità, dell'ignoranza e dell'odio verso la cultura") e la sublime eleganza del pensiero musicale, di purezza a tratti lancinante.
In tre movimenti fra loro collegati, l'omaggio alla grande tradizione settecentesca - secondo il personalissimo neoclassicismo straussiano, da decenni coltivato - si esprime con trasparente semplicità eppure anche con sontuosa ricchezza nell'incessante dialogo fra lo strumento solista e l'orchestra.
Nella bella serata straussiana impaginata per la stagione sinfonica al Comunale di Vicenza da Giancarlo De Lorenzo, il Concerto - posto in apertura - ha visto protagonista di gran vaglia l'oboista Francesco Quaranta, interprete partecipe e stilisticamente perfettamente consapevole, che ha modellato suono e fraseggio secondo coordinate espressive di sorvegliata ed eloquente finezza, specialmente coinvolgenti nel magnifico Andante, dalla cantabilità quasi mozartiana. Vivissimo il consenso del pubblico, abbastanza numeroso, del Comunale e corposo bis nel nome di Morricone, che con "Gabriel's oboe" (dalla colonna sonora del film "Mission") rimane anch'egli nell'impronta neoclassica, ma sembra rivolgersi piuttosto alla calda memoria del Barocco di Alessandro Marcello o di Tomaso Albinoni.
L'omaggio a Richard Strauss è stato completato da una pagina composita e complessa come la Suite per "Il borghese gentiluomo" di Molière, che risale a 30 anni prima del Concerto ma non vi si discosta per il clima stilistico quanto per la vena ironica, corrosiva e parodistica che tutta la percorre.
Una scelta del resto perfettamente aderente alla celebre "comédie-ballet" di Molière, satira spietata e "bipartisan", come si direbbe oggi, che si fa beffe sia della borghesia pretenziosa quanto ignorante sia dell'aristocrazia boriosa e narcisistica. Lo spirito molieriano è virtuosisticamente effigiato da Strauss, che prende spunto (in qualche punto letterale) dalla partitura originale di Lully (1670) per costruire un'incessante caricatura musicale, dal sapore agrodolce derivante dall'incessante "tarsia" di antico e moderno con cui è costruita la partitura.
Già precisa e molto sorvegliata nel fraseggio e nel colore al cospetto del Concerto, l'orchestra del Teatro Olimpico si è proposta nel "Borghese gentiluomo" con sciolta compattezza, incisiva negli innumerevoli passaggi affidati a strumenti soli, sciolta nell'ampio ventaglio di strumenti a percussioni previsto da Strauss, duttile nel seguire la linea interpretativa di De Lorenzo, che sottolinea l'ironia senza mai sfociare nel grottesco e conserva anche alla parodia caricaturale l'altissimo lignaggio di maestria compositiva che è tipico di Richard Strauss.
Alla fine applausi e numerose chiamate, con le prime parti e l'insieme accomunati in un successo senza ombre.
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